“She more than he: gender bias supports the empathic nature of yawn contagion in Homo sapiens” è il titolo della ricerca recentemente pubblicata sulla prestigiosa rivista inglese Royal Society Open Science che conferma quanto il contagio dello sbadiglio abbia basi empatiche e dimostra come queste basi siano maggiormente sviluppate nei soggetti di sesso femminile.

Lo studio è stato realizzato dai ricercatori del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, Ivan Norcia, Elisa Demuru e Elisabetta Palagi (afferente anche all’Unità di Primatologia Cognitiva, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione di Roma).

L’osservazione che ha permesso di giungere a questi risultati si è svolta durante un periodo di tempo di cinque anni, 2010-2015, e ha visto coinvolti 104 ‘sbadigliatori’ esaminati per diverse ore nei loro ambienti naturali: in ufficio, nel tempo libero, durante eventi sociali. Il tutto in assenza di fonti esterne che potessero provocare stati d’ansia e in modo tale che le persone con cui si relazionavano fossero ignare di essere osservate.

Sono stati poi catalogati come ‘contagiosi’ gli sbadigli che i soggetti studiati mettevano in atto a distanza di 5 minuti dallo sbadiglio di un altro soggetto presente. Mentre gli sbadigli avvenuti a distanza di più di 5 minuti dai precedenti, sono stati classificati come ‘spontanei’.

Lo studio ha dimostrato che, in riferimento alla frequenza di sbadigli spontanei, non esistono diversità tra donne e uomini. Mentre ha confermato che il contagio dello sbadiglio è un fenomeno basato sull’empatia e si manifesta più frequentemente nei confronti dei familiari, poi degli amici, delle conoscenze e infine degli sconosciuti. Soprattutto, per la prima volta, i ricercatori hanno dimostrato che la donna è contagiata in maniera più che significativa rispetto all’uomo, in quanto più empatica. Ma che cos’è l”empatia’?

E’ l’abilità di capire e condividere gli stati d’animo del prossimo. Si basa sulla capacità di recepire e fare proprie le espressioni facciali altrui attraverso un meccanismo che a livello neuronale è mediato dai neuroni a specchio. La più alta capacità empatica delle donne, già suggerita da studi clinici di neurobiologia e psicologia, viene quindi confermata anche da questo importante traguardo che apre le porte ad ulteriori nuovi approfondimenti nell’ambito degli studi sull’empatia

Eliana Camporese

(Foto: Nadia Clabassi, Flickr-Creative Commons)