La scuola italiana nell’era del digitale, ovvero come innovare non soltanto gli strumenti tecnologici a disposizione di studenti e professori, ma anche il modo di insegnare e di imparare. Se ne discute a Lucca,  al  Festival della Didattica Digitale, una tre giorni (25-26-27 febbraio) di laboratori e di incontri sull’evoluzione tecnico-scientifica in rapporto alla pedagogia, affrontando temi come robotica e coding, realtà virtuale, realtà aumentata e immersiva, lo story telling digitale e la produzione di contenuti didattici inclusivi utili alle varie forme di disabilità.

I ragazzi, dai più grandi ai più piccoli, sono chiamati a interagire negli spazi espositivi e durante i workshop del festival, sperimentando vecchie e nuove scoperte, dai fondamenti della Fisica, alle imprese spaziali, alle stampanti 3D. Nella scuola del futuro, che in qualche caso è già il presente,  la didattica sarà laboratoriale e collaborativa utilizzando le ICT (information and communication technologies) per formare studenti e cittadini alla nuova società della conoscenza.

Di questo ha parlato Giovanni Biondi, presidente di Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa) che è il partner scientifico del festival. Libri, banchi, lezioni frontali, le canoniche 18 ore di lavoro previste dal contratto dei docenti: tutto il sistema scolastico come lo abbiamo conosciuto finora dovrà cambiare, perché non si tratta più soltanto di introdurvi nuove tecnologie, bensì di strutturare il rapporto insegnamento-apprendimento secondo le opportunità che queste offrono.

Il festival della didattica digitale è un evento di formazione, riconosciuto,  per docenti e alunni, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca con l’ufficio scolastico regionale della Toscana e quelli di Lucca e Massa Carrara, con la partecipazione – fra gli altri – della Scuola Sant’Anna di Pisa, della scuola di robotica di Genova, di numerosi istituti tecnici e professionali, della rete di robotica delle scuole lucchesi e della fondazione Città della Scienza di Napoli.

Daniela Francesconi