Sono passati ormai quattro anni dalla completa transizione dal segnale analogico al digitale terrestre su tutto il territorio nazionale. Se da un lato si è assistito all’aumento dell’offerta televisiva con disponibilità di un numero maggiore di canali, alcuni in alta definizione, dall’altro si è reso necessario acquistare un decoder esterno o cambiare del tutto la tv.

Si prospetta ora all’orizzonte un nuovo cambio tecnologico con il passaggio dall’attuale digitale terrestre DVB-T ad un sistema di trasmissione digitale di nuova generazione, il DVB-T2, che permette la trasmissione di un numero ancora maggiore di canali sia in definizione standard che in alta definizione, nonché nel nuovo formato 4k.

Attualmente il digitale terrestre utilizza la banda dei 700 Mhz che entro il 2020 dovrà essere resa disponibile per la telefonia mobile in tutta Europa. E’ in questo quadro generale che si inserisce l’introduzione del nuovo DVB-T2; la strada a questo nuovo switch è lunga ed irta di ostacoli e contraddizioni.

Già da gennaio 2015 le norme imponevano l’obbligo per i produttori di inserire nelle tv e nei decoder un ricevitore DVB-T2, termine poi posticipato in quanto non erano state stabilite le codifiche da utilizzare. Infatti, a fronte di uno schieramento favorevole all’utilizzo della codifica AVC (Advanced Video Coding) H.264, la Rai ha puntato da subito su di un codec con una maggiore compressione, l’HEVC (High Efficiency Video Coding) H.265. La maggiore compressione garantisce la possibilità di avere un numero maggiore di canali rispetto al AVC e la possibilità di trasmissione in 4k anche se richiede una dotazione hardware più potente.

La definizione dello standard per il DVB-T2 è stata demandata all’ITU (International Telecommunication Union) che ha optato per l’utilizzo del codec HEVC H.265.

Al momento non è ancora chiaro quando inizieranno le trasmissioni nel nuovo formato: sono in corso sperimentazioni sia a livello nazionale che europeo, con alcuni paesi pronti a partire prima di altri. La Germania, ad esempio, ha programmato di completare il passaggio al DVB-T2 nel triennio 2017-2019. In Italia gli esperti di settore stimano che lo switch sarà completato non prima del 2020, più verosimilmente entro il 2022.

Il decreto “milleproroghe” del 2014 ha stabilito che dal 1 luglio di quest’anno i decoder esterni dovranno essere immessi nel mercato con installato il sintonizzatore DVB-T2 con codec HEVC, seguiti dal 1 gennaio 2017 dalle tv. L’HEVC è risultato essere coperto da brevetti il cui utilizzo prevede la corresponsione di royalty, onerose sia per i produttori di hardware che per chi intende utilizzare il codec per distribuire i contenuti video in streaming.

Per questo motivo alcuni dei principali attori coinvolti, Amazon – Cisco – Google – Intel – Microsoft – Mozilla – Netflix, hanno costituito il consorzio “Alliance for Open Media” al fine di creare un nuovo codec gratuito con prestazioni migliori rispetto all’HEVC. Al momento il candidato ideale sembra essere l’evoluzione del codec vp9 di Google, ossia il nascente vp10 che vedrà la luce nel 2017-2018 e che diventerà con ogni probabilità lo standard di YouTube e dei device equipaggiati con Android. C’è da chiedersi se il DVB-T2 sia già obsoleto ancora prima di vedere la luce

 

Eliana Camporese

(Foto Yon Garin)