Cosa cucinare questa sera? Una app ti dà consigli semplici per preparare una cena gustosa e veloce. Qual è il make up che si sposa meglio col tuo viso e colore di capelli? Con un click, meglio se dallo smartphone, trovi in pochi istanti i consigli più adatti a te.

A che punto è il rapporto tra mondo femminile e tecnologia? Scorrendo i dati dei settori più studiati – utilizzo delle TIC tecnologie dell’informazione e della comunicazione, percorso di studi in ambiti tecnico-scientifici, impiego nel rispettivo mondo delle professioni e dei percorsi di carriera – si avverte che il quadro non è dei più rosei, in particolare nel nostro paese.

Se per quanto riguarda l’uso di internet, ma anche di altri nuovi media come tablet e smartphone, il gender divide sembra non essere così marcato, nel campo formativo le cose cambiano sensibilmente. Predomina l’idea che scienza e tecnica siano di genere maschile mentre le materie letterarie siano femminili; le laureate che provengono da corsi legati alle ITC sono un terzo rispetto ai colleghi maschi.

Nel mondo della ricerca scientifica, soprattutto in Italia, le donne occupano posizioni molto inferiori rispetto agli uomini. Questo perché, spiega Paolo Rossi uno degli autori del libro pubblicato nel 2015 “Anche i maschi nel loro piccolo”, le donne sono restie ad iscriversi a corsi universitari di Matematica, Informatica, Fisica, Geologia, Ingegneria; esiste un’immagine pubblica di alcune scienze che le rende meno attrattive di altre in una prospettiva di genere. C’è poi un feedback negativo derivante proprio dalla scarsa presenza femminile in questi stessi ambiti.

All’interno del mondo produttivo le cose non vanno meglio; secondo una ricerca condotta recentemente da NetConsulting, nel 70 per cento delle aziende interpellate la quota di donne che ricopre ruoli tecnico-scientifici è inferiore al 25 per cento del totale degli addetti impiegati in questi ambiti, percentuale che scende al 10 per cento se vengono considerati i livelli manageriali/dirigenziali. La disparità deriva dalla difficoltà di reperire risorse femminili con competenze specifiche soprattutto a causa di resistenze culturali interne all’organizzazione; ma anche dalla mancanza sul mercato di laureate in quel genere di materie e dallo scarso interesse da parte delle donne verso le professioni legate a tematiche di information technology.

Secondo i dati dell’ITU  – International Telecommunication Union – agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di ICT, nel mondo il divario tra uomini e donne in rete è di 200 milioni e la tendenza nel 2016, in mancanza di interventi, è di arrivare a 350 milioni. Sempre secondo l’ITU, solo il 19% dei manager ICT sono donne rispetto alla media del 45% degli altri settori. E soltanto il 9% degli sviluppatori di app sono donne.

Eppure non mancano modelli femminili che hanno raggiunto livelli di prestigio. E’ il caso della figlia del poeta Byron, Ada Byron Lovelace, vissuta nell’800 e considerata la madre dell’odierno computer. O di Grace Murray Hopper, capitano di Marina esperto di linguaggio informatico, che teorizzò il metodo del debugging, l’eliminazione dei bug informatici. Venendo ai nostri giorni, Fabiola Gianotti, prima direttrice generale del Cern, il laboratorio scientifico più prestigioso al mondo. O Linda Hill, l’americana che ha vinto l’“Oscar dell’innovazione”, docente all’Università di Harvard e tra i massimi esperti al mondo di innovazione. E ancora, la toscana Arianna Menciassi, ricercatrice di fama internazionale impegnata nella robotica bio-medica o le donne top manager di Microsoft intervistate da Matteo Troia in “Anche i maschi nel loro piccolo”. Come non menzionare Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana nello spazio?

Molti osservatori ritengono che per avvicinare il mondo femminile a quello delle tecnologie, sia necessario un approccio organico, una politica ampia e capillare che venga messa in campo anche a livello europeo. E’ fondamentale che siano costantemente monitorati i livelli generali di divario uomo-donna in quanto non è un caso che paesi europei con più alto punteggio “digitale” abbiano tutti un basso divario di genere.

Il cambiamento si costruisce sugli aspetti culturali: la disparità di trattamento economico tra uomini e donne, la violenza contro le donne, l’ambito lavorativo e le posizioni decisionali nelle organizzazioni e in politica. E’ importante agire con forzature normative: la norma è sempre un messaggio culturale e politico importante perché afferma la presenza di principi che devono indirizzare i comportamenti. Così come va posta attenzione nella formazione dei gruppi di lavoro, nella composizione dei panel dei convegni. Senza trascurare l’individuazione di percorsi formativi ad hoc e politiche governative di pari opportunità.

Eliana Camporese

Foto: Nasa