Gertrude Belle ElionMargherita HackLise Meitner, Emmy NeatherRita Levi MontalciniIdda NoddackRosalind FranklynMary Slodowska, Rosalyn Sussman-Yalow

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Donne scienziate del ‘900, fisiche, chimiche, ricercatrici in medicina, farmacologia, biochimica persone che hanno determinato gli eventi non solo sul piano del progresso scientifico, ma spesso anche su quello umano e sociale. Donne scienziate del ‘900 è  il nome della mostra permanente che la Nuova Limonaia ha allestito nel palazzo dell’ex Pretura di Cascina in occasione del Festival della Scienza.

13 pannelli che – nonostante il luogo non riesca fino in fondo a valorizzare – rappresentano e provano a raccontare la storia di donne di scienza che nel secolo scorso hanno dato un contributo decisivo alla ricerca. Vite spesso difficili che si intrecciano con la storia, la società e la politica di un’epoca trascorsa fra tragiche guerre, crisi economiche e grandi scoperte che hanno cambiato per sempre il volto dell’esistenza umana.

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Curatori della mostra Gloria Spandre ricercatrice presso l’Istituto nazionale di fisica nucleare di Pisa e Marco Maria Massai, anch’egli fisico presso l’INFN e presidente della Nuova Limonaia

L’intervista a Marco Maria Massai

Da dove nasce l’idea di questa mostra?

“Alcuni anni fa la Vecchia Limonaia ha allestito una mostra dedicata a figure femminili di particolare interesse che avevano operato nel mondo della scienza, quest’anno con la Nuova Limonaia la dott. Gloria Spandre, ha voluto riprendere la tematica ed ampliarla inserendo altre figure”.

Quale messaggio sottende?

“E’ la volontà di comunicare il contributo e la vita di queste donne che spesso e volentieri è segnata anche da grandi sacrifici – dice Massai – molto più di quella dei loro colleghi uomini; donne che hanno lasciato un segno nella medicina, nella biologia, nella fisica e che hanno rinunciato spesso anche ad una vita familiare completa pur di portare avanti il loro studio”

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E’ un richiamo all’attenzione per una tematica che queste donne, seppure vissute in un’epoca diversa, impongono ancora oggi, quando tuttavia bisogna compiere altri sacrifici per giungere ad una comprensione e ad un progresso più profondi?

“Questo è un contributo al lavoro alla donna nella scienza e un contributo alla scienza. Il termine ‘scienziate’ colpisce maggiormente, ma in realtà sono ricercatrici, a volte docenti universitarie, che hanno lavorato in ambiti diversi. Abbiamo voluto mettere in evidenza i riconoscimenti ma anche cercare qualcuna che il Nobel non l’ha avuto. Un caso particolare fu quello di Ida Noddack che ha ‘criticato’ il lavoro di Enrico Fermi nel 1934. Aveva ragione e si scoprì dopo qualche anno”