Eliana Camporese – Cambiamenti climatici e aumento del traffico veicolare impongono attenzione ai soggetti istituzionali che monitorano qualità della vita dei cittadini.

La Regione Toscana dal 12 aprile ha una nuova legge, la numero 27/2016, in vigore dal 5 maggio che introduce nuovi indici di criticità (art.2) e calcolo sulla qualità dell’aria. La nuova normativa agisce su due fronti: da un lato rivede le modalità di calcolo per individuare situazioni a rischio di superamento dei valori limite e delle soglie di allarme degli inquinanti, in particolare del PM10. Il livello di tale inquinante nell’aria non sarà più misurato solo con riferimento annuale – dal 1° gennaio al 31 dicembre –  monitorando la soglia del valore limite giornaliero di 50 μg/m3 per trentacinque volte/anno. Ma si terrà conto anche dei reiterati superamenti giornalieri che il protocollo d’intesa, siglato lo scorso dicembre tra Ministero dell’Ambiente ed Anci, indica in sette giorni continuativi.

Daltro lato, in caso di mancata osservanza delle norme e del piano regionale per la qualità dell’aria da parte dei Comuni che rimangono inerti o ritardano l’adozione dei Pac (Piani di azione comunale) o li adottino in difformità ai criteri e alle modalità stabiliti, che la Regione intervenga esercitando i poteri sostitutivi.

La legge, come riportato nel preambolo, si è resa necessaria per i cambiamenti climalteranti in atto come la prolungata assenza di precipitazioni atmosferiche nel periodo autunnale ed invernale, che rendono sempre più frequenti situazioni di criticità suscettibili di pericolo per la popolazione.

Come ricorda l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la principale causa dell’inquinamento atmosferico nelle aree urbane è il traffico veicolare. Gli inquinanti più critici per i centri urbani sono il particolato, soprattutto quello inferiore a 10 micrometri – milionesimi di metro – detto PM10, l’ozono e lo smog fotochimico, mentre si è mediamente ridotto l’impatto delle emissioni di monossido di carbonio e di benzene; permangono criticità per quanto riguarda il biossido di azoto.

Le informazioni sull’inquinamento atmosferico provengono principalmente da misurazioni effettuate attraverso le stazioni delle reti di rilevamento della qualità dell’aria. I livelli di attenzione aumentano a causa dei rischi che possono derivare per la salute, rischi osservati in relazione a cambiamenti nella mortalità e morbilità (frequenza delle malattie) sia a breve che a lungo termine.

Le informazioni più aggiornate sullo stato della qualità dell’aria sono attualmente disponibili in Italia su siti web gestiti da autorità locali: Regioni, Province, Comuni e Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA e APPA).

Il Laboratorio Smart Cities & Communities del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, Università di Pisa ha ideato il sito web Moniqa, in cui viene rappresentato graficamente – attraverso un apposito “indice” – lo stato di qualità dell’aria in Italia. Vengono utilizzati valori validati dalle agenzie regionali per la protezione ambientale e pubblicati sui rispettivi siti web. Arpat – agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – precisa che si tratta di un indicatore istantaneo, che ha quindi un esclusivo valore giornaliero e non necessariamente rappresentativo della qualità dell’aria che deve invece essere valutata su periodi di tempo più ampi. Offre comunque una panoramica, anche in termini comparativi, della situazione Regione per Regione.

Ecco la legenda utilizzata dal sito Moniqa per indicare la qualità dell’aria nelle Regioni Italiane

qualita aria toscan

 

 

 

 

 

 

Legambiente da sette anni, attraverso il progetto Mal’aria, monitora la situazione di 90 città italiane. Il rapporto di inizio 2016 su dati dell’anno precedente, evidenzia che 48 città (il 53%) hanno superato la soglia di PM10 dei 35 giorni consentiti per legge. L’aspetto più preoccupante è che il limite è stato raggiunto già nei primi mesi dell’anno, tra febbraio e marzo.

L’associazione ambientale chiama in causa Governo, Regioni e amministrazioni locali, rinnovando le sue 10 proposte:

  1. auto privata ultima opzione per muoversi in città
  2. 1000 treni per i pendolari
  3. 100 strade per la ciclabilità urbana
  4. ridurre la velocità a 30 km/h
  5. chi inquina deve pagare
  6. stop ai sussidi all’autotrasporto per migliorare il TPL (trasporto pubblico locale)
  7. fuori i diesel dalle città
  8. riscaldarsi senza inquinare
  9. ridurre l’inquinamento industriale
  10. nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto

Eliana Camporese

Foto: Carlo Delli

(Fonti: Consiglio Regionale Toscana, Legambiente, Arpat, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sito web Moniqa)