Il nuovo rapporto scientifico sul clima di Greenpeace lancia un allarme che riguarda tutto il Pianeta: l’area artica si scalda di due volte più velocemente di ogni altra area della Terra. Il titolo del report  ‘Quello che accade nell’Artico non rimane nell’Artico‘ non lascia dubbi sulle ripercussioni che le alterazioni dell’ecosistema artico possono avere sulla vita di tutti.

A questo punto infatti non si tratta solo del rischio di estinzione degli orsi polari; e nemmeno dei ghiacci che continuano a sciogliersi e d’estate non coprono più da anni una sufficiente superficie marina per evitare che venga rilasciato più calore tra il mare e l’atmosfera circostante; né dell’inquinamento. Con il veloce surriscaldamento della regione artica il rischio è planetario perché ha un impatto sul clima, in particolare, dell’emisfero nord: Europa, Stati Uniti, Canada, Asia.

Significa che aumenteranno i fenomeni meteorologici estremi, di cui abbiamo in questi ultimi anni avuto alcuni esempi: piogge torrenziali in brevi lassi di tempo, estati roventi, uragani. Si legge al proposito su Greenpeace Italia: “La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara, ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli”.

L’Appello

A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.

Come se non bastasse, il ritiro dei ghiacci agevola lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.

Per questo chiediamo che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva e proprio tra poche settimane l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati, realizzando così il primo pezzo del Santuario.

Non siamo i soli a voler difendere questo splendido e fondamentale ecosistema: con noi ci sono quasi otto milioni di persone che hanno già firmato la petizione internazionale per mettere fine allo sfruttamento dell’Artico! E tu, hai già firmato?