Si chiama Funghi Espresso, è una startup che è riuscita a mettere in moto un virtuoso percorso di riutilizzo dei rifiuti organici.  Il segreto della startup, già insito nel suo nome, sta tutto nei fondi di caffè prelevati dai bar e dai ristoranti del territorio e impiegati come substrato per la coltivazione dei funghi. In questo modo gli scarti di un ciclo produttivo sono re-impiegati in altri cicli produttivi. I fondi di caffè, in realtà utilizzati già in passato come fertilizzanti ‘fai da te’ per orti e giardini casalinghi, diventano oggi cuore di un nuovo modello di business.

Si tratta più precisamente dell’applicazione del concetto di urban farming, cioè agricoltura urbana, che coltiva, trasforma e distribuisce all’interno dei circuiti urbani o peri-urbani. La produzione agricola è situata dunque nei pressi della città per re-impiegare gli scarti che la stessa produce, come appunto i fondi di caffè, e restituirli alla città come prodotti alimentari,  in questo caso i funghi.

Ogni giorno un bar produce in media circa 4 kg di fondi di caffè, circa 1,3 tonnellate in un anno. Un valore che può rappresentare un costo ambientale ed economico, ma che grazie alle sue caratteristiche chimico fisiche (minerali, lipidi, polifenoli, acqua) può essere utilizzato per la coltivazioni di funghi quale il Pleurotus ed altri.

Secondo il circuito creato da Funghi espresso da ogni di fondo di caffè recuperato è possibile produrre circa 200 gr di funghi commestibili, che vengono poi venduti a ristoranti, mercati e GAS (Gruppi di Acquisto Solidale)

Nel sistema Funghi Espresso non esistono dunque rifiuti ma risorse. E non mancano certo i riconoscimenti all’innovativo progetto tra agricoltura e green economy

Il 2013 è stato un anno cruciale per la start up, grazie al Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori, coordinato da Rossano Ercolini, che apre il caso di studio sul riutilizzo del fondo di caffè in agricoltura. Il centro realizza il progetto pilota, un’iniziativa di educazione ambientale, “Dal caffè alle proteine”, che coinvolge circa 200 ragazzi dell’istituto comprensivo Ilio Micheloni.

Nel 2014, Funghi Espresso riceve un primo riconoscimento come Miglior progetto di qualità all’interno dell’incubatore universitario fiorentino, e nello stesso anno è premiata sia come startup innovativa all’interno del Tour delle buone pratiche a Rifiuti Zero, che come migliore buona pratica in Toscana nell’ambito del concorso di idee, Call for ideas Toscana, in relazione al tema EXPO 2015.

Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentati e Forestali ha selezionato Funghi Espresso tra le 25 start up agricole più innovative d’Italia.

Oggi Funghi Espresso è impegnata in diversi progetti di formazione ed educazione ambientale e tra gli obiettivi per il futuro ha quello di trasformare lo scarto della produzione di funghi in ottimo humus grazie alla ‘lombricoltura’. La startup collabora anche con il Centro Lombricoltura Toscano.