Non solo la vita frenetica tra i cui impegni ci barcameniamo ogni giorno, ma anche la stessa volontà di cui abbiamo o meno coscienza e controllo causano oggi le più alte percentuali mai registrate di ansia, depressione, stress, insoddisfazione e conseguenti disturbi e patologie correlati, direttamente o indirettamente.

Ormai sappiamo che a questo stato di cose contribuisce non poco il nostro stile di vita occidentale, un sistema che da un lato ci ha permesso la conquista nei decenni di un notevole livello di emancipazione sociale ed economica, tecnologica e scientifica, dall’altro, nei suoi risvolti critici, ci ha portato a privarci di una ‘intimità’ con noi stessi con la quale non abbiamo, di fatto, quasi nessuna familiarità. Ci troviamo talvolta spiazzati infatti, nelle nostre routine quotidiane, da una strana sensazione di straniamento, di alienazione, quando ci scopriamo – per pochi istanti fugaci o mentre consideriamo le nostre frustrazioni – quasi degli automi nello svolgere compiti e responsabilità.

In sostanza: che conoscenza abbiamo di noi stessi, dei nostri pensieri e dei nostri stati d’animo? E se questa conoscenza non c’è con quali strumenti stiamo guidando la nostra vita?

L’obiettivo, all’origine etico e spirituale, di questa forma di intimità profonda o ‘raccoglimento’, concentrazione e ricerca di consapevolezza, secondo alcune filosofie e religioni orientali da cui giunge a noi, permetterebbe una maggiore consapevolezza di sé e del presente, condizione che favorisce una certa ‘calma mentale’ decisamente orientata al nostro benessere psico-fisico a tutto tondo. Dal contrastare lo stress, alla stabilità emotiva, dal rafforzamento del sistema immunitario al potenziamento dell’area dell’apprendimento, la meditazione può cambiare la struttura fisica del cervello e ‘riprogrammarlo’ sulla frequenza del benessere e di ciò che realmente desideriamo.

La pratica – che non ha alcuna controindicazione ed è del tutto naturale – di questa incessante e antica ricerca si chiama meditazione ed esplora le capacità individuali di superare la sofferenza e lo stress attraverso una ‘educazione’ mentale, pertanto attraverso un percorso di crescita personale sul piano psicologico, cognitivo ed emotivo. La mente infatti, secondo il pensiero in questione, è sì lo strumento più sofisticato che abbiamo ma è, appunto, uno strumento: non dovremmo mai identificarci con essa e i suoi schemi ed essere travolti dal suo continuo lavorio. Insomma educarla significa, in questo senso, ‘domarla’.

Esistono diverse tecniche di meditazione, tra le più popolari in occidente c’è la Vipassana (vedere le cose come realmente sono) che utilizza il respiro come ‘oggetto’ di attenzione per focalizzarsi sul momento presente. E’ la tecnica della ‘visione chiara’. Tra le scuole di meditazione Vipassana in Toscana la  Dhamma Atala opera dal 1993 ed è un’associazione la cui sede e centro stesso di meditazione si trova a Lutirano. E’ immersa nel verde, a Marradi, in provincia di Firenze.

I primi studi sulla meditazione in Occidente risalgono agli anni ’70.

Molte sono ad oggi le ricerche scientifiche e gli studi sperimentali apparsi su numerose riviste di neuroscienze e divulgazione che hanno dimostrato i molteplici effetti benefici sulla salute di mente e corpo della pratica della meditazione.

Uno studio condotto dall’Università di Yale in collaborazione con i dipartimenti di psicologia della Columbia University e dell’università dell’Oregon  pubblicato nel 2011 su PNAS e incentrato su analisi effettuate con il Neuroimaging (tecnologie in grado di misurare il metabolismo cerebrale ) inizia così sull’abstract: Many philosophical and contemplative traditions teach that “living in the moment” increases happiness. However, the default mode of humans appears to be that of mind-wandering, which correlates with unhappiness. 

In tale ricerca si mettono in evidenza gli effetti della meditazione, in particolare, dalle sperimentazioni condotte risulta che la meditazione disattiva alcune aree cerebrali, vale a dire la corteccia prefrontale mediale e il cingolo posteriore. Aree, queste, associate anche all’autismo e alla schizofrenia, in generale al ‘vagare’ della mente che si perde e si centra in pensieri autoreferenziali, caratterizzanti alcuni disturbi psicologici e psichiatrici. Ebbene i meditatori esperti, in tutti i tipi di tecniche effettuate, dallo studio risultavano controllare queste aree e quindi erano in grado di reprimere l’emergere di pensieri autoreferenziali. I meditatori ‘novelli’ no.

(Fonti: State of Mind – Il Giornale delle Scienze psicologiche; Neuroscienze.net; PNAS Procedings of the National Academy of Sciences of the United States of America. Foto: NeuroimagingLab))