La cosiddetta ‘fame d’aria’ ovvero la ‘mancanza di respiro’ rappresenta il disturbo più frequente che si verifica nei pazienti che assumono Ticagrelor, un farmaco antiaggregante che viene somministrato dopo l’infarto miocardico acuto per evitare che si presenti di nuovo. La causa di tali effetti collaterali, così insidiosi da poter provocare la sospensione della terapia, era sconosciuta. Adesso è stata portata alla luce e si intravedono già nuove soluzioni terapeutiche.

claudio-passinoLa scoperta di Alberto Giannoni, cardiologo della Fondazione ‘Gabriele Monasterio’, Michele Emdin, Claudio Passino (nella foto qui accanto), rispettivamente associato e ricercatore in malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna è stata pubblicata sulla rivista medica New England Journal of Medicine

Il meccanismo studiato
Secondo i ricercatori italiani, il Ticagrelor causa apnee aumentando la sensibilità dei sensori centrali dell’anidride carbonica (i cosiddetti ‘chemocettori’) disciolta nel sangue, interrompendo così la regolarità del respiro governata dalle strutture nervose del tronco cerebrale. In seguito alla sostituzione del farmaco con un antiaggregante alternativo gli autori dello studio hanno inoltre evidenziato la reversibilità dell’effetto, con scomparsa del sintomo e delle apnee.
“Il dato pone le basi per ulteriori studi – spiegano Alberto Giannoni, Michele Emdin, Claudio Passino – che potrebbero portare alla comprensione dei meccanismi dell’alterata regolazione della ventilazione o all’identificazione di terapie specifiche per modulare la ventilazione con una ricaduta molto ampia in ambito clinico. La nostra osservazione, assolutamente originale, nasce dalla consuetudine all’osservazione clinica e alla ricerca in ambito fisiopatologico, che rappresentano la base portante della collaborazione tra l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e la cardiologia della Fondazione Toscana Monasterio”

(Fonte: Sant’Anna; nella foto in evidenza: Michele Emdin e Alberto Giannoni)