Si chiama Arca (ARctic: present Climatic change and pAst extreme events) ed è lo studio che permetterà di affinare la ricerca nell’ambito degli attuali cambiamenti climatici e del surriscaldamento globale a partire dall’indagine sull’ultima grande fusione della calotta glaciale artica, che, come hanno scoperto i ricercatori del progetto, risale a 14 mila anni. Dai grandi stravolgimenti causati da eventi catastrofici come quello si potrà capire come indagare meglio le attuali problematiche legate all’ambiente.

Sono stati presentati l’11 ottobre presso la sede del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale a Roma i risultati della ricerche.

Il progetto, come scrivono dal Cnr, finanziato dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca, ha visto impegnati il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in qualità di coordinatore, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) con l’obiettivo di comprendere meglio i meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica e il flusso di acqua di fusione glaciale negli oceani,  quali  importanti fattori capaci di forzare i cambiamenti climatici.

Per la prima volta abbiamo trovato l’evidenza di quel catastrofico evento nei registri geologici delle aree polari”. Così affermano Michele Rebesco e Renata G. Lucchi dell’Ogs che hanno coordinato le attività del progetto rivolte a ricostruire con accuratezza gli eventi estremi di scioglimento dei ghiacciai artici attraverso indagini oceanografiche, geofisiche e geologiche a bordo della Nave Ogs-Explora e altre navi di ricerca straniere.03

“Il confronto tra i risultati ottenuti attraverso le osservazioni del presente e quanto ricostruito per il passato – dice Stefano Aliani, oceanografo dell’Istituto di scienze marine del Cnr che ha coordinato l’integrazione delle attività portate avanti dai diversi gruppi di ricerca – permette di verificare i punti di forza e quelli di criticità dei modelli sviluppati”.

 

Fonte: Cnr Roma; foto: Michele Rebesco, Ogs Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (sullo sfondo il ghiacciaio del Tempelfjorden, Arcipelago delle Svalbard)