Il primo Rapporto nazionale sul fenomeno che rappresenta una vera rivoluzione culturale ma anche tecnologica e ambientale, la Sharing mobility, è stato presentato recentemente a Roma dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con l’Osservatorio nazionale del Ministero dell’Ambiente sulla Sharing mobility e rivela dei dati in crescita per il nostro paese. In particolare l’Italia è prima in Europa per i servizi di Bikesharing. 

Si tratta di un movimento che scaturisce dalle possibilità date dalle nuove tecnologie ed ha ancora grandi potenzialità e margini di sviluppo. Si basa interamente sulla condivisione di mezzi di trasporto soprattutto tramite smartphone e app. I servizi sono la condivisione delle biciclette o Bikesharing, condivisione di auto o Carsharing ma anche Carpooling o condivisione di interi viaggi da parte di gruppi di persone, scooter sharing, bus sharing e park sharing. Una rivoluzione culturale anche perché, come si legge nel rapporto, “centrale è il cambiamento nelle abitudini degli utenti”. Ecco i dati rilevati dal Rapporto Nazionale Sharing Mobility 2016.

Bike sharingL’Italia, con più di 200 comuni ed altri enti territoriali in cui è attivo il bikesharing e 13.770 bici condivise, è il paese europeo in cui la diffusione, come numero di servizi attivi, è più alta.

Nel nostro Paese il Bikesharing è maggiormente presente al Nord, con il 64% dei servizi e l’81% delle bici condivise, contro il 14% del Centro e il 22% del Meridione. Le città in cui si ha il maggiore successo sono quelle che hanno legato il servizio ad un corretto dimensionamento del sistema e ad un’attenta gestione.

Le principali aziende che forniscono sistemi di Bikesharing in Italia sono: Bicincittà, operativo in 115 comuni per un totale di 6.241 biciclette e 1.418 stazioni, Clear Channel presente su Milano e Verona con 4.900 biciclette circa e 289 stazioni, Centro in bici, invece, attivo in 31 centri urbani con 2.498 biciclette e 230 stazioni, By Bike con 272 biciclette e 32 stazioni, Ecospazio operativo in 24 comuni con 217 biciclette e 30 stazioni. A queste aziende si è recentemente aggiunta TMR srl, che ha da poco istallato il sistema di Palermo e di altri quattro comuni con 191 biciclette e E-Move presente in tre comuni con 22 bici e 3 stazioni.

Car sharing – Circa 700.000 iscritti, 5.764 veicoli e 29 città interessate. Questi i numeri attuali del Carsharing che ha preso il via in Italia, nel 2001, grazie al servizio station based ICS, Iniziativa Car Sharing.

Oggi le città in cui è attivo il Carsharing di ICS sono otto, gli iscritti hanno raggiunto i 20.000 in tutta Italia e le auto a disposizione sono quasi seicento.

Con l’ingresso del servizio di Carsharing free floating con Car2go ed Enjoy nel 2013 e a seguire con altri operatori privati (Share’Ngo), il Carsharing italiano ha innestato un’altra marcia. Il numero di veicoli condivisi globalmente in Italia tra il 2013 e il 2015 è quadruplicato, mentre il numero degli iscritti e dei noleggi è cresciuto rispettivamente di dodici e trenta volte.

Tutte le 12 città italiane con popolazione maggiore di 250.000 abitanti dispongono di almeno un servizio di Carsharing. I capoluoghi di provincia in cui è presente almeno un servizio di Carsharing sono però solo 29 sui 118 totali e non sono ancora presenti servizi di Carsharing nelle città metropolitane di Reggio Calabria e Messina. Napoli è servita da un solo operatore ed in termini sperimentali.

Ventuno delle città in cui sono presenti servizi di Carsharing si trovano nell’Italia Settentrionale. Il Centro Italia vede coinvolte tre città, mentre nel Meridione il numero di città con questo servizio sono cinque.

Dei 5.764 veicoli in Carsharing censiti a luglio scorso, il 34% è al servizio della sola città di Milano che conta 370.000 iscritti, seguita da Roma (il 26% dei veicoli e 220.000 utenti), Torino (16% dei veicoli) e Firenze (11%).

Carpooling – Si tratta di un servizio che consente di condividere con altre persone uno spostamento in automobile prestabilito (potremmo considerarlo un discendente tecnologico dell’autostop). In Italia esistono tutti i tipi di sistemi di Carpooling (extraurbano, urbano e per gli spostamenti casa-lavoro) con numerosi operatori: Clacsoon, iGoOn, Easymoove, Zego, Moovely, Scooterino, Strappo, Jojob e UP2GO. L’operatore che domina il mercato italiano ad oggi è il servizio extraurbano di BlaBlaCar con più di 20.000.000 di utenti nel mondo. Il car pooling è in rapida crescita e, grazie alle app, promette di esplodere nei prossimi anni.

La mobilità condivisa fa bene all’ ambiente e al traffico, tra i vantaggi:

la riduzione delle percorrenze con veicoli privati tra il 16% e 20%,
la riduzione delle emissioni di CO2,
la riduzione del numero di auto di proprietà tra il 10 e il 40% per chi sceglie Carsharing e circa il 50% degli utenti di Bikesharing che passa dal volante al manubrio.
Un’indagine dell’agenzia francese per la protezione dell’ambiente (ADEME, 2013), relativa al caso di alcune grandi città francesi, evidenzia come con il crescere delle iscrizione al Carsharing si registra un aumento del 31% degli spostamenti a piedi, del 30% dell’uso della bicicletta e del 25% del trasporto pubblico urbano e del treno.

Dalle indagini sull’uso del carpooling extraurbano (tipo BlaBlacar) emerge che il carpooling di media-lunga distanza permette una riduzione delle emissioni di CO2 di circa il 12% per equipaggio. Le indagini a carattere su campioni di utenti che utilizzano un servizio di carpooling di breve distanza rivelano che vi siano riduzioni considerevoli delle percorrenze veicolari complessive ed una diminuzione delle emissioni di CO2 fino al 30%.

L’Osservatorio ha predisposto una roadmap per la sharing mobility, che individua alcuni temi prioritari su cui intervenire subito, fra cui:

l’inserimento della sharing mobility nel nuovo Codice della strada,
l’avvio di incentivi fiscali agli operatori e agli utilizzatori di sharing,
la definizione di nuove forme di assicurazione,
una pianificazione urbana che consideri la sharing mobility come alleato del trasporto pubblico.

Se il Mezzogiorno è ancora indietro, però, “la ragione non è solo culturale”, dice Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e portavoce dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility. In realtà non sono ancora partite le politiche necessarie. Ma: “Siccome non c’è bisogno di grossi investimenti economici infrastrutturali, ma occorre solo aiutare l’ingresso dei privati che erogano questi servizi- conclude il direttore – è una rivoluzione (quella della mobilità condivisa) che si può fare in pochissimo tempo”.