Degli occhiali intelligenti – o smart glass – collegati a un sistema wifi con i quali gestire autonomamente la carrozzina o il lettino elettronico. Ecco la tecnologica che viene in aiuto ai pazienti affetti da SLA (Sclerosi laterale Amiotrofica). Sono proprio i pazienti infatti ad aver espresso il bisogno di  indipendenza ai ricercatori e ai medici dei Centri Clinici Nemo di Milano, Arenzano (Genova), Messina e Roma, che portano avanti il progetto grazie ad AriSla Fondazione italiana di ricerca per la Sla e al suo bando di ricerca 2015. Ma perché occhiali? La risposta sta nell’evoluzione della stessa patologia che più tardivamente colpisce la funzione oculare, mentre affligge i movimenti degli arti.

Saranno occhiali dotati di tecnologia ‘eye-tracker’ integrata alla tecnologia degli occhiali per realtà aumentata. Nei progetti del team di ricerca si tratta di creare un oggetto indossabile agevolmente con software in grado di comunicare con il letto e con la carrozzina. Un giorno, forse, anche con tutto l’ambiente domestico. Lo strumento che scaturirà da questa ricerca e sperimentazione potrà essere la base per futuri utilizzi, come nei migliori auspici dei ricercatori, anche relativamente ad altre patologie degenerative in cui sono necessarie tecnologie di sostegno per migliorare la vita dei pazienti.

Il prototipo del dispositivo sarà pronto in questi primi mesi del 2017, informano da AriSlA, e sarà testato proprio da quegli stessi pazienti sin dall’inizio coinvolti nella ricerca.

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Lo studio prevedeva la realizzazione di un sistema tecnologico che aiutasse la vita delle persone affette da Sla a partire da un prodotto già esistente. Infatti, come spiega il ricercatore del Centro clinico Nemo, Fondazione Serena Onlus di Milano e coordinatore del progetto di ricerca tecnologica “Eco-Als”, il sistema degli smart glass è sviluppato sulla base di sistemi di eye-tracker utilizzati per lo più nelle tecnologie militari, come puntatori, o i sistemi dotati di telecamere che rilevano i movimenti degli occhi e muovono un mouse, o gli stessi occhiali creati da Google qualche anno fa, che nelle intenzioni dei fondatori dovrebbero servire a “liberare le mani” e far alzare la testa da computer, telefoni e smartphone.

Uno spunto per i ricercatori che da queste tecnologie, alcune molto ingombranti come quelle militari, sono approdati a degli smart glass, già esistenti, da rivedere e riadattare alle esigenze delle persone affette da Sla.

 

 

Fonti: Associazione Aisla; AbouthPharma, 2 dic 2016, art. di Cristina Tognaccini

Nella foto sopra: Sergey Brin presenta i Google Glass nel 2014