Riconosciuta nel 2005 ‘malattia sociale’ la celiachia interessa la popolazione globale con una prevalenza media dell’1% (con variazioni da paese a paese), percentuale che in Italia  vuol dire circa 600.000 persone coinvolte. Si tratta dell’intolleranza alimentare più diffusa a livello planetario e si stima che nel 2050 i celiaci saranno 90.000.000. Oggi le diagnosi  nel nostro paese sono circa 164.000. Poi vi sono altri probabili 400.000 pazienti, che non sanno ancora di essere celiaci perché il percorso della diagnosi è lungo circa 6 anni.

Per sensibilizzare sulla tematica che spesso viene percepita più come una moda che come una malattia vera e propria, dal 2015 esiste la Settimana della Celiachia promossa e organizzata da AIC, Associazione italiana Celiachia, che per la sua edizione 2017, dal 13 al 21 maggio, ha ricevuto il Patrocinio di ANDID l’Associazione Nazionale Dietisti, puntando così l’attenzione sulla dieta, sulla corretta alimentazione, sull’educazione alimentare. Per questo si tengono fino al 21 maggio iniziative in molte scuole italiane, a partire da quelle dell’Infanzia.

La celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino tenue scatenata dall’assunzione di glutine, un complesso proteico presente in molti cereali come il frumento, il grano, la segale, il kamut, l’orzo, il farro.

E’ un disturbo che dura tutta la vita e che richiede pertanto una dieta rigorosa. Si manifesta a qualsiasi età e ha una componente genetica quindi chi ha parenti celiaci dovrebbe verificare di non esserlo a sua volta. Nei bambini può insorgere già dopo il secondo o terzo anno di età. Negli adulti spesso e di primo acchito è una possibilità che non viene presa in considerazione.

La diagnosi non dovrebbe mai passare da autovalutazioni ma da uno specifico percorso medico che prevede l’esame del quadro clinico, specifici esami del sangue e biopsia intestinale.

Il quadro clinico della celiachia è molto variabile e va dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento, a sintomi extraintestinali, quali anemia, astenia, amenorrea, infertilità, aborti ricorrenti, bassa statura, ulcere del cavo orale, osteoporosi, dolori articolari, dermatiti, edemi, alopecia, alla associazione con altre malattie autoimmuni, fino a complicanze molto gravi quali l’epilessia con calcificazioni cerebrali o il linfoma intestinale.

Per combattere la celiachia non ci sono vie di uscita il paziente deve seguire una dieta priva di glutine sia con alimenti naturalmente privi di questa proteina come frutta e verdura, carne e pesce, cereali come il riso, il miglio, il mais, e alimenti lavorati contenenti al massimo 20 ppm (20 mg/Kg) definiti, dalla norma, “gluten free” o “senza glutine”. Molti alimenti “per tutti”, come cioccolato, snack e alcune bevande, sono adatti ai celiaci solo se riportano “senza glutine” in etichetta. Anche ingerire piccole quantità di glutine comporta danni per i pazienti, anche in assenza di sintomi evidenti.

Sono diverse oggi le ricerche correlate a cure alternative alla dieta per la malattia celiaca, ma ci vorranno molti anni prima che si arrivi a risultati scientifici che possano confermare o meno tale possibilità.

 

Fonte: AIC