L’intestino e la sua flora batterica rappresentano sempre più una miniera di informazioni fondamentali per i ricercatori scientifici. Ora nuovi scenari si aprono nel campo biomedico a partire dalla correlazione tra microbiota intestinale e autismo.

Un gruppo di ricercatori del Cnr e dell’Università di Firenze ha svolto uno studio sull’insieme di microorganismi intestinali, il microbiota appunto, di soggetti affetti da autismo. La ricerca, portata avanti anche con il contributo di Fondazione ‘Edmund Mach’ di Trento e Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, è stata pubblicata su Nature Microbiome  (“New evidences on altered gut microbiota in autism spectrum disorders” – Microbiome, doi: 10.1186/s40168-017-0242-1) ed è un primo step della ricerca verso possibili interventi di tipo dietetico che aiutino a migliorare la qualità della vita delle persone autistiche, riducendone i problemi intestinali comuni a molte di esse.

Con sofisticate tecniche di metagenomicabioinformatica, spiegano dal Cnr, lo studio ha reso possibile caratterizzare le centinaia di batteri e – per la prima volta – anche di funghi presenti nell’intestino (che rappresentano circa l’1-2% del microbiota intestinale). I risultati forniscono un set di marcatori preziosi per valutare e guidare studi di intervento sulla dieta.

Lo studio, seguito per l’Ateneo fiorentino da Duccio Cavalieri (Dipartimento di Biologia), Antonino Calabrò e Daniela Renzi (Dipartimento di Scienze Biomediche, Sperimentali e Cliniche “Mario Serio”) ha preso in esame la composizione del microbiota intestinale di soggetti adulti affetti da autismo, partendo dal fatto che vi sono sostanze presenti nella flora intestinale in grado di produrre effetti sul sistema nervoso.
“Abbiamo analizzato la composizione del microbiota in soggetti che soffrivano di disturbi gastrointestinali, un disagio molto frequente tra le persone affette da autismo. L’obiettivo era caratterizzare i microrganismi presenti, verificare se vi fossero delle diversità rispetto a soggetti sani, individuare eventuali marcatori. Questo tipo di studio analitico è fondamentale per capire se il microbiota intestinale ha un ruolo nello sviluppo della malattia e, in ultima analisi, comprendere l’influenza di fattori ambientali o alimentari”, spiega la ricercatrice Carlotta De Filippo dell’Istituto di biologia e biotecnologia agraria (Ibba-Cnr di Pisa), coordinatrice della ricerca.
“Nei soggetti presi in esame, il profilo di cinque generi microbici e uno fungino, inclusi i coliformi, Clostridium e Candida, appaiono aumentati al crescere della gravità dei sintomi. Abbiamo inoltre riscontrato la presenza di Escherichia coli, un batterio rivelatore di stati infiammatori”, prosegue De Filippo.

Lo studio non è arrivato a definire un tipo di microbiota caratteristico per l’autismo, ma le informazioni prodotte grazie ad esso sono preziose per il futuro della ricerca perché “consentiranno di individuare misure di intervento sull’alimentazione – come ha affermato la ricercatrice – integrando probiotici e prebiotici, tali da ridurre la sintomatologia gastrointestinale, spesso invalidante. In prospettiva, poi, ci aiuteranno a comprendere la relazione tra regime alimentare e malattia, permettendo di migliorare la qualità della vita dei pazienti”

 

Fonte:  CNR e UniFi

Foto: Cnr. Particolare microbiota analizzato