Risposte fisiologicamente diverse a malattie e farmaci segnano la linea di demarcazione tra il sesso femminile e quello maschile nella Medicina di Genere. Essa studia infatti  “i diversi modi in cui si sviluppano e manifestano le malattie nei due generi e le possibili opzioni terapeutiche specifiche per migliorare (in particolare ndr) la salute delle donne, il benessere fisico, psichico e sociale. Nelle differenze tra i sessi entrano in gioco diversi fattori genetici, epigenetici, metabolici e ormonali. Le differenze di genere influiscono quindi su prevenzione, diagnosi e cura delle malattie.” Così il documento introduttivo del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere nel 2017 al 4° congresso nazionale sulla Medicina di Genere presso Padova.

Le cosiddette ‘differenze di genere’ – oltre il fatto culturale e al di là delle considerazioni sui modelli sociali precostituiti – rappresentano oggettivamente diversi modi di sentire, essere, esprimere, comportarsi da un punto di vista prettamente biologico e organico e si delineano tali nella ricerca medica.

La tanto discussa ‘parità’ tra i sessi nel caso in cui si parli di ‘differenze’ di genere – e sommariamente tra tutti gli individui – si auspica e si verifica proprio in ragione del rispetto delle differenze. In medicina e nell’assistenza sanitaria, tale ‘parità’ va intesa come uguaglianza nel diritto ad essere assistiti in modo appropriato.

Essere uomo o donna, giovane o anziano, bambino o adolescente, con difficoltà economiche o meno, ecc, influisce infatti sui nostri sistemi e apparati fisiologici e reca conseguenze, anche a livello psicologico e sintomatico, su molti aspetti della cura, della salute e della prevenzione.

Nel 2002 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito il Dipartimento per il Genere e la Salute della Donna. Nonostante i progressi compiuti anche per quanto riguarda parte della letteratura e della ricerca in merito, nelle strutture esiste ancora resistenza, diffidenza – o indifferenza – e carenza formativa, nei confronti di quella che è invece una vera e propria realtà clinica con cui fare i conti. La prospettiva di genere qui è fondamentale per i medici ma anche per le pazienti ed i pazienti perché se da un lato permette diagnosi e  cure adatte ed appropriate, dall’altro, conoscere tale realtà significa anche tenere conto dei propri diritti a ricevere comunicazioni, approcci sanitari e cure adeguati.

Secondo una indagine condotta dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino tra il 2015 e il 2016 su un campione di medici che esercitano in Piemonte, permane nell’assistenza l’orientamento androcentrico. D’altra parte sappiamo ormai che fin dalle origini la medicina ha seguito tale impostazione, riservando attenzioni specifiche in base al sesso solo alla sfera della riproduzione. Pregiudizi e stereotipi poi sono stati forti condizionamenti per il progredire verso un’ottica di genere: i rapporti quotidiani tra uomini e donne risentono del peso di tali condizionamenti e influenzano le relazioni anche in ambito sanitario, inducendo, ad esempio, aspettative ben precise nella interazione medico-paziente, capaci a loro volta di creare conseguenze nella diagnosi e nel trattamento.

L’appropriatezza terapeutica in definitiva è proprio il faro guida e l’obiettivo principale della Medicina di Genere che non è solo medicina delle donne, ma è una medicina che considera le differenze in base al sesso, all’età, a fattori sociali ed economici, insomma è una medicina aperta e attenta all’individuo e si potrebbe pertanto definire ‘inclusiva’ ed evoluta.

E proprio la personalizzazione della terapia è un tema centrale nel dibattito aperto che vede coinvolti Ricerca, Società scientifiche e Istituzioni in un ambito sostanzialmente innovativo della ricerca biomedica.

Sul sito del Ministero della Salute esiste una sezione interamente dedicata alla Salute della Donna con news ed iniziative volte a promuovere la consapevolezza (patologie al femminile) e la salute in tutte le possibili declinazioni ed uno Sportello Salute Donna dove l’esperto risponde per mail ad una domanda.

“L’OMS – si legge in un articolo del 2016 sul sito del Ministero della Salute – ha sottolineato l’importanza dell’attenzione al genere nei ruoli e nelle responsabilità delle donne e degli uomini, nell’accesso alle risorse, nella diversa posizione sociale e nelle regole sociali che sottendono e governano i loro comportamenti. Tra le politiche più recenti dell’OMS vi è, inoltre, il monitoraggio delle diseguaglianze e la revisione delle politiche sanitarie, dei programmi e dei piani delle singole Nazioni, finalizzato ad assicurare gli outcome di salute nel mondo (Gender, Equity and Human Rights roadmap).