Urgenze in psichiatria è il titolo del libro che è stato presentato ieri 7 dicembre alla rassegna Più Libri Più Liberi, l’evento dedicato alla piccola e media editoria che si tiene a Roma da due edizioni all’interno della Nuvola, il centro congressi progettato dall’archistar Massimiliano Fuksas.

Mediati dalla giornalista Adriana Pannitteri, volto noto della Rai, gli autori Tiziana Amici, Elvira Di Gianfrancesco, Alessio Giampà, tutti e tre psichiatri e psicoterapeuti, insieme ad altre due psicoterapeute Daniela Aiello e Daniela Polese hanno parlato ad una folta platea delle modalità più efficaci per affrontare alcuni disturbi che possono colpire improvvisamente chi ci sta accanto. Si parla di “urgenze” psichiatriche, quelle che a volte finiscono in pronto soccorso, altre no, e che riguardano attacchi psichici, attacchi di panico, stati gravi di ansia, forme depressive o forme di psicosi ‘mascherate’ da disturbi neurologici o apparentemente di competenza medico- internistica, come un mal di pancia che invece ha una causa psicologica. Il libro si rivolge a tutti, operatori sanitari, ma anche insegnanti, genitori, persone che vivono la loro quotidianità e che si possono trovare di fronte a situazioni critiche dove rivolgersi al Pronto soccorso può essere la via migliore. Restando il fatto che la visita psichiatrica è una visita medica meglio condotta nell’ambiente più disteso di un ambulatorio, in alcuni casi di ‘crisi’ è necessario un intervento tempestivo e immediato. Nel libro ci sono indicazioni pratiche su come distinguere per esempio un codice bianco da un codice rosso, norme per una sorta di autovalutazione del caso. Ma soprattutto, come ha specificato la dottoressa Aiello, è necessario sfatare molti miti e pregiudizi sull’argomento e non temere il malessere psichico così da riconoscerlo e poter intervenire correttamente. “Il concetto di ‘psicosi’ come qualcosa di spaventoso e non curabile – ha detto la dottoressa – è desueto. Il disturbo psichiatrico – ha proseguito – che si manifesta come crisi psichica va trattato come qualsiasi altro disturbo della salute”. A questo proposito le ha fatto eco la dottoressa Polese che ha voluto sottolineare quanto anche la scarsezza di una corretta comunicazione e informazione su questi temi favorisce una mancata conoscenza e un pregiudizio sulla figura del medico psichiatra. “La paura – ha affermato Polese – deriva da un fatto culturale, non ha niente di oggettivo; la mente infatti – ha concluso la dottoressa – può essere curata come il corpo”.

Ed esattamente come per le altre malattie è fondamentale la prevenzione. Si rifletta a tal proposito sul fatto che, così come ha ricordato la dottoressa Polese, nei 3/4 dei casi di disturbo psichiatrico ha esordio prima dei 21 anni, mentre nella metà prima dei 15. In tutti i casi vanno considerati segnali quali la tendenza ad isolarsi, il passare troppo tempo davanti ad uno schermo, i problemi legali al sonno, gli atteggiamenti autolesivi (che si hanno quando il paziente prova un’angoscia intollerabile e inesprimibile e fa male al suo corpo per riuscire a sfogarla) e non va trascurato il background e la situazione familiare.

I casi del cosiddetto ‘raptus’ inspiegabile sono pressoché inesistenti. Di solito infatti dietro ad alcuni fatti di cronaca, per esempio riguardo i femminicidi, gli infanticidi, ci sono situazioni pregresse con problematiche già manifeste, insomma come dire che i campanelli di allarme prima di arrivare alla tragedia in realtà sono tanti. Un concetto che spiega bene la giornalista Pannitteri, la quale alla domanda di una delle autrici sul ruolo dell’informazione rispetto alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su queste tematiche, risponde proprio ponendo l’accento sulla inadeguatezza dei mezzi di informazione: “Siamo arretrati – ha dichiarato la giornalista – dovremmo smettere di usare parole non corrette come ‘raptus’ che anche se comodo perché una parola che sembra sintetizzare facilmente un evento molto complesso, in realtà non descrive affatto quello che accade in quei casi”.

Le autrici hanno risposto infine a qualche giovane studentessa e ad un’insegnante di un liceo scientifico di Roma che, raccontando episodi di disagio di compagni, o alunni nel caso della docente, a cui hanno assistito, chiedevano appunto quale comportamento adottare per essere eventualmente d’aiuto. Un dato fondamentale che è emerso in tal senso è quello che riguarda ancora una volta la necessità dell’abbattere il pregiudizio e non avere paura nell’approcciare persone in simili difficoltà e che un ruolo importante hanno la famiglia e la rete sociale, nella prevenzione del disturbo come nell’intervento.

“Per trattare con successo il disturbo psichiatrico – ha aggiunto la dottoressa Polese – bisogna che la medicina si fonda con l’umanità”. Grazie ad un approccio anche umano, ad una corretta comunicazione tra medici e pazienti, si può ridare speranza ai pazienti e alle loro famiglie, perché nella maggior parte dei casi e spesso senza farmaci ma con una buona psicoterapia, come hanno affermato all’unisono i medici presenti tra cui anche gli autori del libro – tali disturbi si possono superare e si può guarire.