di Noa Agnete Metz

Con il programma Horizon 2020 l’Unione Europea ha stanziato 8.5 milioni di euro a sostegno delle cosiddette proteine nuove provenienti da insetti da inserire in futuro nella nostra alimentazione. Il progetto si chiama SUSCHAIN sustainable insect chain ed è portato avanti attualmente da 32 università europee, tra cui l’Università degli Studi di Torino, in collaborazione con alcune aziende innovative del settore alimentare/industriale appartenenti al panorama europeo.  L’obiettivo è sviluppare una struttura – anche legislativa –  che permetterebbe di avviare una produzione industriale di insetti destinati a diventare alimenti sia sotto forma di mangime per animali che per consumo umano.

La meta da raggiungere nel 2025, secondo la tabella di marcia, è di introdurre nella dieta degli europei il 20% di alimenti con proteine derivate da insetti e allo stesso modo il 10 % nel mangime per animali.

A livello commerciale il rivale da battere per l’Europa é l’Asia dove il consumo alimentare a base di insetti è già diffuso da tempo: il gigante orientale infatti potrebbe presto esportare la sua produzione in Europa.

Non ci sono molti dubbi sul fatto che un nuovo tipo di alimentazione è in arrivo per tutti visto che la popolazione mondiale nel 2050 dovrebbe raggiungere all’incirca i 9.1 miliardi e secondo stime ufficiali dovremmo come conseguenza aumentare la produzione di alimenti del 60%.  Si tratta di un incremento improponibile vista l’attuale produzione di co2 legata agli allevamenti bovini e suini che già oggi creano un grave danno per l’ecosistema.

Gli insetti di fatto lasciano un’impronta meno pesante sul nostro clima. Secondo la FAO www.fao.org/edible-insects/en/ per produrre la stessa quantità di proteina i grilli richiedono 6 volte meno mangime rispetto al bovino e due volte meno di suino e polli. Per quanto riguarda le emissioni di co2, l’allevamento di grilli ne produce il 75% in meno rispetto a quello bovino www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652617307163. E soprattutto gli insetti sono un alimento sano che apporta non solo proteine ma anche omega 3 e altri nutrimenti importanti. L’allevamento di insetti richiede anche meno risorse idriche e meno spazio il ché farebbe diminuire la deforestazione dovuta alla necessità di creare pascoli.

Per quanto riguarda l’uso degli insetti come mangime per gli animali da allevamento, esso può senz’altro fare competizione sia al tipo di foraggio a base di soia che a quello a base di pesce.Avremo dunque tutto da guadagnare dall’introduzione dei piccoli zampettanti nella dieta di tutti.

Tabù

Ma tra il dire e il fare. L’Italia con la sua cultura gastronomica così importante forse non sarà tra i primi a includere grilletti sul menù e in generale si faticherà a superare il tabù che vige nel mondo occidentale, un tabù che trae origine in tempi molto remoti e ben radicato nell’inconscio collettivo. Già nella Bibbia gli insetti vengono descritti come qualcosa di tutt’altro che positivo, non certo come un alimento, semmai come una vera e propria piaga, l’ennesima punizione che Dio fa piovere sugli egiziani perché si rifiutano di ascoltare le parole di Mosè. 

La realtà è che nel resto del mondo a mangiare insetti a questo punto sono già in due miliardi.

Pietanza cucinata con insetti

Le aziende pioniere sul mercato nordeuropeo

Uno dei partecipanti al progetto europeo SUSCHAIN è l’azienda creata da Jakob Lewin Rukov imprenditore danese, biologo, un cosiddetto firstmover che già da qualche anno produce succhi a base di grilli, considerati saporiti da grandi e piccini e soprattutto sani.

Jakob Lewin Rukov in un allevamento di grilli della sua azienda

Secondo Lewin Rukov bisogna lavorare innanzitutto sui giovani: “Diciamo che il nostro mercato non punta alla fascia degli over 40 perché la gente a quell’età tende ad essere già cristallizzata nelle sue abitudini e meno disponibile a sperimentare. Oltre che ai supermercati, vendiamo i succhi anche nelle palestre dove hanno un discreto successo, essendo luoghi dove la gente è disponibile a sperimentare sempre alimenti e bevande da assumere con l’obiettivo di migliorare il suo rendimento fisico.” Anche qui però bisogna fare conti con il tabù occidentale.

“Abbiamo lavorato per eliminare i pezzettini di grilli che tendevano ad ammucchiarsi sul fondo – ha spiegato –  perché ci siamo accorti che alla gente dava fastidio. Comunque rispetto al cibo solido, assumerli in un succo, pieno di altre sostanze buone come spirulina e alga, pare risulti meno difficile che mangiarli.”

Larve di cera in padella

È possibile quindi, secondo quanto ci racconta Lewin Rukov , superare il tabù lavorando con il consumatore di giovane età. Ma in Danimarca lo sa bene in generale tutto il settore privato. Una casa farmaceutica danese, per esempio, sta sostenendo un programma a livello nazionale con laboratori didattici nelle scuole primarie, il quale farà sì che sin dall’infanzia le bambine e i bambini danesi avranno toccato con mano gli insetti commestibili, li avranno cucinati – e anche mangiati. Perché gli insetti hanno un sapore che assomiglia ad altri tipi di carne.

Bambine aspirano formiche con la cannuccia
Bambino mangia larve di cera

Un futuro mercato in attesa di legislazione

Sul tema della legislazione è ancora l’Asia il paese più proiettato in avanti. Grazie a tradizione e cultura, vari tipi d’insetti fanno già parte delle loro abitudini alimentari. Ci sono quasi 2000 specie di insetti commestibili sulla Terra e l’Unione Europea in questo programma si concentra sul Black Soldier Fly, la mosca del soldato nero, Housefly, mosca domestica, Mealworm, tenebrio molitor o tarma della farina, e grilli.

Il nodo principale per l’Europa sembra quindi proprio la creazione di una legislazione che protegga il consumatore, controlli standard e norme che riguardano l’allevamento e il mangime che viene dato agli insetti. Visto che si possono nutrire di rifiuti organici il pericolo sarebbe avere una fonte di proteina nutrita su sostanze nocive e pericolose per la salute umana. Produrre e vendere vari tipi d’insetti per consumo oggi giorno è un’impresa in salita, come spiega Jakob Lewin Rukow: “ I grossi produttori ci guardano e aspettano per investire, visto che ci sono ancora da sistemare varie problematiche che riguardano la produzione. Ad esempio, noi vorremo il marchio Bio sui nostri succhi, perché essendo un prodotto nuovo i consumatori hanno bisogno di essere rassicurati sulla sicurezza alimentare. Il problema è che essendo ancora assenti i parametri per una vera certificazione, al fine di stabilire che cosa è una produzione Bio siamo costretti ad andare in Canada dove su questo aspetto sono già pronti ed efficienti. Prendiamo dunque lì la nostra materia prima, i grilli, che avremo perfettamente potuto produrre noi stessi.”

La sfida per la produzione attuale è raggiungere i grandi numeri che poi fannoil vero profitto,infatti è un cibo che ancora appartiene al futuro. Lewin Rukov dice a proposito: “Gli insetti saranno molto utili dentro un ciclo virtuoso nelle grandi città, ma per arrivarci bisogna prendere coscienza della sfida che dobbiamo affrontare come specie”.

In sintesi l’imprenditore parla della cosiddetta economia circolare del futuro dove è necessario smaltire una gran parte dei nostri rifiuti organici senza creare ulteriori emissioni: “Stiamo conducendo un esperimento in collaborazione con l’università di Copenaghen di un allevamento nella prossimità di una birreria biologica. Quello che della produzione sarebbe da buttare, il malto, in realtà è un ottimo alimento per i grilli. Anziché creare rifiuti che in questo caso sono 33 tonnellate all’anno si crea proteina. Il futuro appartiene all’economia circolare. Organizzandoci bene possiamo reinserire scarti organici nella catena alimentare, ma bisogna creare una solida cooperazione tra il settore privato e quello pubblico, e se non lo facciamo le prossime generazioni ne pagheranno le conseguenze”.

Allevamento di grilli