I primi dati scientifici sugli effetti sociali e psicologici della popolazione italiana durante l’epidemia da Corona Virus. Sono stati pubblicati grazie ad uno studio di ricerca dell’Osservatorio Mutamenti sociali – covid 19, un progetto dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr in collaborazione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e la Fondazione Bambino Onlus.

Un sondaggio su scala nazionale e condotto su ben 150 mila individui dai 16 anni ai 90, in meno di un mese e mezzo, dall’inizio della fase critica dell’epidemia ad oggi, che ‘fotografa’ l’attuale situazione italiana considerando parametri quali: condizione abitativa, condizione relazionale e lavorativa con focus specifici su attività quotidiane, uso di internet (iperconnessione), violenza domestica (che viene denunciata da una donna su, fiducia sistemica, stati psicologici.

Breve sintesi estratta dal report:

” Il 73,1% dei rispondenti in questo momento ha un partner, con cui, per il 56,7%, convive, a fronte del 13% che vive da solo. Circa la metà del collettivo vive con almeno 2 o 3 persone ed è per lo più impiegato a tempo pieno. Per il 24,9% dei soggetti l’attività lavorativa è sospesa, mentre, tra i rimanenti lavoratori, il 23,4% opera in smart working.         

Rispetto alle conseguenze lavorative dovute all’interruzione di molte attività produttive, circa 4 persone su 10 prevedono di andare incontro a gravi perdite economiche, più di una su 10 perderà il lavoro o chiuderà la propria attività, e due su 10 andranno in cassa integrazione.

Il titolo di studio appare un importante salvagente sotto il profilo della tenuta lavorativa. È infatti decisamente consistente la quota delle persone con titolo di studio alto (laurea e post laurea) che non subirà conseguenze lavorative (43,3% contro 33% di chi ha un titolo di studio medio-basso), quando addirittura non gli si potranno aprire nuove opportunità professionali (16,9% contro 12,1% di chi ha un titolo di studio medio-basso).

In un periodo come questo, le incertezze economiche fanno sì che si regredisca alla necessità di guardare ai bisogni di base. Al perdurare dell’emergenza sanitaria, e dei conseguenti mancati introiti economici, sarà seriamente messa a rischio la capacità delle persone di far fronte anche alle esigenze alimentari. Questo rischio è concreto per circa 3 persone su 10 e decisamente più presente nel centro e sud Italia piuttosto che a nord. Anche in questo caso, sono le persone che possiedono un titolo di studio medio-basso a segnalare con maggiore intensità questo problema.

Complessivamente, si evidenzia in questo momento un’elevata quota di incertezza per il futuro, che riguarda indistintamente tutti, ma in particolare le donne (percepiscono molta incertezza il 44,9% delle donne e il 31,1% degli uomini) . Nel tempo il livello di incertezza ha subito lievi fluttuazioni ma pur sempre confermando un chiaro divario di genere. Anche il livello d’istruzione si è rivelato un fattore discriminante nell’approccio pragmatico e costruttivo al prossimo futuro: chi possiede un titolo di studio medio-basso mostra un grado più elevato di incertezza, marcando un sensibile divario con chi ha un titolo di studio elevato.

Sotto il profilo relazionale e individuale la gamma dei problemi collaterali al distanziamento sociale si profila ampia e articolata. Tra questi, primeggiano le forme di disagio connesse all’assenza dell’interazione sociale esterna, ma anche l’aumento di stati depressivi e disturbi di tipo alimentare o legati all’abuso di  giochi elettronici e alcool. Le forme di violenza nella coppia si configurano inoltre come un fenomeno potenzialmente in forte crescita con il passare del tempo e dunque come conseguenza della convivenza ‘forzata’. I primi effetti che il distanziamento sociale sta producendo sui minori di 12 anni riguardano il disagio dovuto al distacco dagli amici e dai nonni (rispettivamente il 64,5% e 47,5%). Emerge, inoltre, un rilevante abuso di internet primariamente a scopo di gioco e comunicazione (rispettivamente 33,5% e 19,2%) “

I risultati, che in generale mettono in evidenza discrepanze soprattutto tra un nord più colpito dall’epidemia, ma più resiliente, e un sud, meno infettato, ma più in difficoltà, serviranno in una fase successiva per favorire interventi mirati al benessere della popolazione.

Qui l’abstract della ricerca